Io e mia suocera abbiamo appena finito il libro di Giobbe, e ci abbiamo messo qualche settimana per finirlo, considerato che questo capitolo della Bibba ha quarantadue capitoli.  Nonostante tutto, Giobbe è il personaggio principale perché lui era un uomo rispettato e persino consideration essere “il più grande di tutti gli Orientali.” (v:3)  Non solo perché fu un uomo molto ricco (aveva migliaia, si migliaia) di pecore e cammelli, più poche centinaia di buoi ed asini ma perché, “era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male.” (v:1)

Questa descrizione è la prima frase del libro quindi possiamo immediatamente assumere che Dio deva essere felice di Giobbe, e leggiamo esattamente questo nelle seguente frasi – Dio disse Non c’è n’è un altro sulla terra che è come lui.” (v:8)

Così, fra i primi dieci versi del libro di Giobbe, capiamo che lui è ben rispetto, ricco, e ben apprezzato agli occhi di Dio.  Qual è il problema?  Dunque, nei dieci versi dopo, la storia prende una svolta drastica negativa.  A causa di un test fra Dio e satana, Giobbe perde tutto.  Letteralmente, tutto.  In un giorno, lui perse tutti i soui animali, tutti i dieci figli, e si ammalò con le piaghe e bolle in tutto il suo corpo – dalla testa ai piedi.  Sembra orribile.

Molte persone fanno riferimento a questa storia quando attraversano tragedie o periodi difficili perché, è una grande storia sulla fede forte che Giobbe ebbe nonostante le sue circostanze.  Comunque, nei primi pochi capitoli è stato difficile per me capire come Dio avrebbe approvato o avrebbe permesso che tali cose drastiche potessero succedere a qualcuno che sembrava molto retto ai Sui occhi.  D’altra parte, come può chiunque di noi cresce più forte nella fede, se non passa attraverso esperienze difficili?  Se non avessimo paura o se non cadessimo alcune volte, avremmo la fede?

Dio seppe che disciplinare Giobbe durante questa stagione della sua vita avrebbe prodotto più fede fruttuosa per lui – una fede che sarebbe potuta crescere più forte solo avendo radici profonde che combattono duramente nel suolo durante i tempi di siccità, e avendo una fede che dipende dal nutrimento e dall’idratazione delle promesse del nostro Creatore.  Dio conosceva il cuore di Giobbe e sapeva che lui non solo lo avrebbe fatto ma, che sarebbe uscito più forte di prima.

È facile per noi fissare la nostra attenzione su Giobbe perché, tutti e quarantadue capitoli sono su lui e sulle sue esperienze durante questo periodo nella sua vita.  Però. c’è un’altra persona che ha attirato la mia attenzione e mi ha fatto pensare dopo aver finito questo libro.  Il suo nome è Eliu.  Lui fu uno degli amici di Giobbe che venne a simpatizzare e consolarlo, ma comunque, fino al capitolo trentadue non c’è una menzione su di lui.  Nel secondo capitolo leggiamo “tre amici di Giobbe, Elifaz di Teman, Bildad di Suach e Tsofar di Naama, avendo udito tutti questi mali che gli eran piombati addosso, partirono, ciascuno dal suo paese e si misero d’accordo per venire a condolersi con lui e a consolarlo.”  (Giobbe 2:11)

Dal capitolo trentadue, leggiamo solamente di Giobbe e dei modi in cui lui chiacchierava con questi tre amici. È simile ad un gruppo di uomini che discutono fra se stessi e non c’è una menzione di un uomo chiamato Eliu.

Tutti questi uomini sono conviti che Giobbe ha fatto qualcosa male e perciò, dovrebbe confessare i sui peccati a Dio ma, Giobbe spiega che non aveva fatto nulla e che non c’era niente da confessare.

Ci furano molte conversazioni fra di loro e nonostante tutto, possiamo sentire la frustrazione ed il dolore, combinato con le emozioni della rabbia e il dubbio verso Dio.  Giobbe fu una brava e retta persona, giusto?  Allora, perchè successero tutte queste cose a lui?

Hai pensato mai a qualcosa così?  O forse ti è passata per la mente questa frase: “Perchè le cose brutte succedono alle brave persone?”  La storia di Giobbe è un gran esempio di una brava persona che subisce difficoltà, e dopo aver letto questi quarantadue capitoli, sono arrivata a due conclusioni principali sul perchè.

La prima è perché viviamo in un mondo decaduto.  A partire dalla creazione dell’uomo, quando Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito, il peccato entrò in questo mondo.  Il peccato viene in modi diversi, non solo commettere un crimine, dire bugie, commettere omicidio (le azioni sbagliate) ma anche in altri modi come il disastro naturale, la guerra, la malattia (le situazione brutte).  Il peccato è la cosa che ci separa dal vivere in armonia perfetta con Dio.  Comunque, la cosa incredibile e la cosa che ci dà molta speranza è che serviamo un Dio che può trarre risultati buoni da ogni situazione negativa. Lui ci salva come Ha fatto per Giobbe.

La seconda conclusione è che non siamo progettati per avere tutte le risposte – il nostro cervello non può nemmeno iniziare a capire tutte le cose di questo mondo perché, non siamo progettati per “capire tutto.”

Dopo giorni che Giobbe cercava la risposta corretta ai suoi perché, e dopo aver discusso con altri che pensavano avesse fatto qualcosa di male, all’improvviso nel capitolo trentadue, Eliu parlò.

La mia prima domanda fu – Eliu? Pensavo ci fossero solo Giobbe, Elifaz, Bildad, e Tsofar furono intorno al fuoco.  Chi è Eliu?  Lui non è stati menzionato fino a questo punto ma, quando lui si alzò per rivolgersi alla folla, il suo discorso diede una prospettiva nuova.

Eliu elaborò il suo discorso attorno al concetto menzionato in precedenze, ovvero l’idea che non siamo stati fatti o designati per avere tutte le risposte e, molte volte nella nostra vita quando siamo disperati per avere delle risposte, è durante questi momenti che lui ci sfida a chiederci: come stiamo reagendo?

Ci stiamo chiedendo: “Perchè me? Perchè Dio?”  Abbiamo paura e siamo preoccupati dell’ignoto?  Dubitiamo Dio e ci arrabbiamo con Dio come Giobbe ha fatto qualche volta? O crediamo in Dio e siamo fiduciosi di sapere che Lui è un buon Dio nonostante le nostre circostanze?  Lodiamo Dio durante la stagione difficile e L ringraziamo per tutto quello che ci ha già dato?

Siamo sicuri nel sapere che nonostante non riusciamo a vedere “la luce alla fine del tunnel” sappiamo che la nostra vita e le nostre esperienze sono una parte importante sulla tela di Dio – ogni tratto di pennello ha l’unico scopo di rappresentare il suo capolavoro.

Qualche volta, possiamo vedere solo segni di vernice intorno a noi e possono sembrare sfocati, ma Dio rimane dietro di noi sempre, e può vedere il risultato finale e come tutto venga insieme.

Eliu illuminò il gruppo con la sua nuova prospettiva e incoraggiò Giobbe a non impiegare più tempo nel cercare risposte e nell’ incolpare Dio, ma piuttosto, di ricordare qualche fatto che mi ha dato comodità, gioia e speranza nei periodi di disperazione.  Lui ha detto che dobbiamo “Sì, Iddio è grande e noi non lo possiam conoscere; incalcolabile è il numero degli anni suoi…E chi può capire lo spiegamento delle nubi, i fragori che scoppiano nel suo padiglione?” (Giobbe 36:26-29)

Lui sfidò Giobbe, “Porgi l’orecchio a questo, o Giobbe; fermata, e considera le maraviglie di Dio!  Sai tu come Iddio le diringa e faccia guizzare il lampo dalle sue nubi?  Conosci tu l’equilibrio delle nuvole, le maraviglie di colui la cui scienza è perfetta?” (Giobbe 37:14-16)

Ti lancio una sfida, tu hai le risposte a tutte queste domande?  Ce ne sono una infinità, più di quante pensi, e poche di loro saranno collegate direttamente a te e alla tua situazione.  È difficile, ma dobbiamo accettare il concetto che molte volte non avremo tutte le risposte – come Giobbe.

Sono contenta che Eliu sia sbucato dal nulla e si è unito alla conversazione perché lui ha messo in luce l’obbiettivo.  Mentre spesso, facciamo fatica a vedere il perchè o la pennellata completa del pennello del nostro Maestro, è durante questi periodi che veniamo testati e dobbiamo vederlo come un’opportunità per crescere.  È durante questi periodi che ci dobbiamo fidare e che dobbiamo sapere che siamo una parte piccola del grande dipinto di Dio.

Posso imaginare che Giobbe probabilmente si sia sentito come una macchia di vernice solitaria sulla tela.  Secca e combattente per distinguersi fra gli altri colori più scuri, e allo stesso tempo, sentirsi come se Dio lo avesse abandonato.  In quel momento, Dio contemporaneamente stava osservando Giobbe ed il modo in cui reagiva, e preparava un’altra parte della tela fino a quando sarebbe arrivato il momento perfetto per collegare e dare alla luce queste due parti del dipinto.

Durante quei periodi aridi, crediamo ancora in Dio, ci fidiamo, preghiamo, e lodiamo Dio?  Abbiamo una fede forte sapendo che Lui sta lavorando per il bene di tutte le cose?

Alla fine, Dio non solo ha dipinto una bellissima nuova vita per Giobbe, moltiplicando gli animali e ricchezza ma, “Giobbe, dopo questo, visse centoquarant’anni, e vide i suoi figliuoli e figliuoli dei suoi figliuoli, fino alla quarta generazione.”  (Giobbe 42:16)

Nonostante io non conoscessi esattamente chi fosse Eliu ed esattamente da dove fosse venuto, ricorderò sempre il suo consiglio e come Dio l’ha dipinto nella conversazione proprio nel momento giusto.